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lunedì 11 gennaio 2016

[L'sW] - Trasparente


E’ seduta di fronte a me, carina – anzi no – normale. Viso minuto, lineamenti precisi, capelli biondini portati appena lunghi sulle spalle. Un filo di trucco. Porta un cappottino nero e dei guanti di lana con sciarpa dello stesso colore. Jeans e stivaletti, borsa di media grandezza. Niente fuori posto, tutto in ordine. Non è brutta eppure non la si nota, sarà per questa sorta di meticolosa precisione nel trovare abbinamenti e abbigliamenti assolutamente anonimi, quasi a volersi confondere. Il volto potrebbe essere interessante, se solo il naso avesse avuto una curva più personale, a dar carattere al viso. Le labbra, comunque carnose, sono sminuite da una passata distratta di lipgloss che ne annacqua il colore. I suoi occhi sono di un verde che ha assunto i colori spenti delle foglie d’autunno, tanto si son sforzati di non farsi notare. Quando si alza ed esce dal vagone è come se non vi fosse mai salita. Io che son di fronte a lei non saprei neanche dire a che fermata è scesa. Il ricordo che lascia, già pochi istanti dopo è confuso e indistinto. Lei, trasparente, è già andata via, schivando silenziosa e leggera gli altri, proprio come fa quotidianamente con la vita. Forse lei crede che il dolore possa scavar di meno nell’anima. Se questo non sa dove trovarti, magari non arriva. 

Questo racconto fa parte della raccolta "Incontri metropolitani" leggibile gratuitamente on line a questo link

∼ Loriana ∼





mercoledì 8 luglio 2015

[L'sW] - La giraffa rosa






Una giraffa rosa ecco cosa vorrei. 
Io sono bimba piccola e non ho pensieri importanti. Ma un desiderio grande sì, questo qui della giraffa rosa. Sarebbe la mia migliore amica e la farei dormire con me. Quando vuol stare da sola o litighiamo allora potrebbe stare nel mio armadio bianco con i fiori colorati. C’è un buon profumo dentro, ci starebbe bene la giraffa. 
Piace anche a me starci, dentro l’armadio, quando mamma e papà litigano e urlano. Lì, al buio, le botte che mamma prende sembrano quasi che possano farle meno male. 
Ma l’ultima volta, quando lei è venuta a chiamarmi, aveva la bocca rossa e non era marmellata di mirtilli, lì ho capito che le botte erano state proprio forti davvero. E’ stato lì che le ho chiesto se anche lei voleva nascondersi nel mio armadio bianco con i fiori colorati. La mamma mi ha abbracciata forte e mi ha detto che avremmo dovuto trovare un armadio più grande per tutte e due, così oggi siamo andate a cercarlo, io e lei, zitte senza dirlo a papà. 
Questo è il nostro segreto, ed è divertente. 
Mamma mi ha promesso che presto tutto cambierà e che potrò avere anche la giraffa rosa. Già mi immagino i pomeriggi a giocare con la mia giraffina. Era proprio tanto che la volevo e ora questo sogno si avvera. 
Già so che la chiamerò Flora. 
Sono felice e sorride pure lei, la mia mamma. 
Però non capisco… perché, per cercare un armadio, bisogna portarsi dietro tutte queste valige? Sarà perché forse dobbiamo vedere se ci stanno tutti i vestiti più noi dentro, per comprarne uno buono? 

Questo racconto fa parte della raccolta "Incontri metropolitani" leggibile gratuitamente on line a questo link

∼ Loriana ∼






mercoledì 22 aprile 2015

[L'wW] - Romana di Ostia





Povera son sempre stata e sempre lo sarò pure se mi spezzo la schiena di lavoro, a pulire scale e condomini. Non vivrò mai serena, l’ansia della terza settimana me la porterò dentro finché campo. 
Sfortunata certo sono stata, un marito che è più dentro che fuori di galera, buono a farci niente, ubriacone molesto che preferisco stia via, almeno non mi mena. 
Io sono sempre stata precisa e onesta, eppure non mi è riuscito di crescere su i miei figli come me, tutti del padre hanno ripreso. La femmina che vuol fare la modella e torna tardi la sera perché, dice lei, in discoteca incontra i manager importanti, di quelli che fanno diventar famosa la gente, i talent scaut si chiamano. Gli altri due, i maschi grandi, che sono dei ladruncoli di mezza tacca, bravi solo a ricalcare le orme del padre. L’unico che mi fa tenerezza è quello piccolo che sembra non voler crescere mai, forse perché ha già capito quale futuro lo attende e preferisce scartar di lato. Mi fa pena quando lo guardo, perché non riesco a dirgli che prima o poi toccherà pure a lui, che la vita arriverà di botto e in modo crudele a dirgli che non c’è salvezza per noi che siamo destinati a una vita da piccola gente. 
Io l’ho capito da tanto, che son destinata a viver di patimenti, sempre attenta a ogni euro, sempre piegata a pulire, sempre in giro con la mia tuta da ginnastica nera a righe bianche e i maglioncini acrilici da pochi euro della bancarella. 
Una volta ero bella, ora il mio viso è scavato dalla stanchezza, sembro vecchia e ho poco più di quarant’anni. 
Troppo spesso mi scambiano per rumena, quando io sono romana, romana de Ostia. 
Sarà che la povertà imbruttisce e in questo diventiamo tutti uguali, tutti dello stesso paese: il paese dei poveracci, come me, che hanno gli occhi spenti e nessun futuro diverso da sperare.

Questo racconto fa parte della raccolta "Incontri metropolitani" leggibile gratuitamente on line a questo link

∼ Loriana ∼